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“La cura” terapia di conversione

Negli ultimi anni la “terapia di conversione” è un argomento che rimbalza da un Paese all’altro riempiendo le pagine della cronaca internazionale. Le radici di queste mostruose pratiche (nelle prossime righe capirete perché utilizziamo proprio questo termine), hanno prova della loro esistenza da moltissimi anni, ma solo da poco più di un decennio le atrocità che si compiono e si sono attuate in questi centri sono divenute di pubblico dominio. Ciò è stato reso possibile grazie alle testimonianze di chi ha avuto la sfortuna di entrare in queste strutture e una volta uscito, considerando i tempi maturi per poterlo fare, ha trovato il coraggio di parlare e di denunciare. Non dimentichiamoci che uscire allo scoperto per un gay non era cosa semplice, non lo è oggi figuriamoci ieri, e asserire di essere stato rinchiuso in queste strutture significava fare piena ammissione del proprio essere. Teniamo inoltre presente che se da una  parte l’avversione della collettività nei confronti dell’omosessualità faceva tabula rasa su tutto, dall’altra la beffa sul percorso di redenzione avrebbe di certo, agli occhi della società, pesato doppiamente sulla psiche del dichiarante. Eppure già nel lontano 1920 Sigmund Freud affermava: “L’impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta”. Il trattamento, volto a voler cambiare l’orientamento sessuale di una persona, si basa non solo su terapie psicologiche e spirituali, ma spessissimo a quest’ultime si susseguono anche violente pratiche fisiche.  Tale terapia non ha alcun successo, se così vogliamo definirlo e nessun riscontro scientifico, tuttavia non è esente da danni. Alle persone vittime di questa manipolazione sono stati diagnosticati traumi permanenti sia sul piano fisico – come cicatrici, scompensi, impotenza… – sia su quello psicologico – come accrescimento degli stati depressivi, ansia, paura, sviluppo concreto d’istinti suicidi.

Le mostruose pratiche. Nel mondo a proporre il ri-orientamento sessuale sono sia le strutture sanitarie, che di professionale hanno davvero ben poco considerando i pareri scientifici in merito alla questione, sia i consiglieri spirituali o le figure religiose, che facendosi portavoce della Parola di Dio dovrebbero essere portatori sani d’amore e non promotori di odio e dolore. E Gesù disse: “Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questo” (Mc 12,29-31).
Moltissimi sono i materiali che documentano gli abusi inflitti durante il trattamento di conversione caratterizzato da coercizione e minacce, abduzione fisica, confinamento arbitrario, assunzione forzata di farmaci e iniezioni, uso dell’elettroshock… come tantissime sono le strutture nel mondo che camuffate da comunità per il rinserimento dei tossicodipendenti e alcolisti, esercitano liberamente e senza alcun controllo e ritegno quando e più sopra elencato. Ad esempio in Ecuador questi centri si avallano di ogni tipo di tortura fisica, psicologica e verbale e tra le terapie in voga quella dello stupro ripetuto di gruppo è tra le più comuni. In Cina, invece, ai ragazzi gay vengono somministrati farmaci che inducono a forzati, intensi e continui urti di vomito proprio mentre sulle pareti delle stanze dove sono rinchiusi si trasmettono, ad altissimo volume, incessanti filmati pornografici in chiave gay. In altri Paesi il trattamento prevede che al “paziente” venga mostrato materiale erotico di natura omosessuale e che, ad ogni cenno di un impulso carnale da parte dell’uomo, corrisponda una violenta violenza o una potente scarica elettrica.

Il parere scientifico. L’Ordine degli Psicologi, in Italia e nel mondo, ha più volte ribadito: “L’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare; affermare il contrario è un’informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale. Queste terapie non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano le nostre professioni e delegittimano il nostro impegno per l’affermazione di una visione scientifica dell’omosessualità”. Vittorio Lingiardi, psichiatra, professore di Psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia all’università La Sapienza di Roma e co-autore delle linee guida dell’Ordine degli psicologi per la consulenza psicologica con persone lesbiche, gay, bisessuali, afferma: “Il compito del terapeuta è quello di capire insieme al paziente le ragioni per cui il soggetto non si accetta come omosessuale, i passi successivi sono accompagnare la persona ad affrontare e cercare di superare questi ostacoli”. Affrontando il tema della terapia di conversione l’esperto dichiara: “Nel nostro Paese pochissimi ammettono esplicitamente di condurre le cosiddette terapie riparative, cioè interventi psicologici e comportamentali mirati a trasformare una persona omosessuale in eterosessuale, ma una ricerca che abbiamo condotto con Nicola Nardelli ed Emiliano Tripodi, mostra che anche nel contesto clinico italiano molti terapeuti pur non chiamando le loro terapie “riparative”, propongono ai loro pazienti che non accettano la propria omosessualità percorsi di “modificazione” dell’orientamento sessuale”. Sebbene ciò, e nonostante il 17 maggio 1990 l’Oms (organizzazione mondiale della sanità) cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali definendola “una variante naturale del comportamento umano, nel nostro Paese e nel mondo diversi psichiatri e psicologi continuano a basare i propri trattamenti su un’idea patologizzante di omosessualità avallando il concetto di malattia e disturbo.

La posizione giuridica italiana. Sono tantissime le persone, vittime di questi scempi, che hanno denunciato queste strutture portando alla luce le crudeltà subite, nonostante ciò sul piano legislativo sono pochi i Paesi che condannano questo metodo che ha tutte le caratteristiche per essere etichettato come un’insensata legittimazione alla pura e ingiustificata violenza. In Italia il primo disegno di legge in questa direzione è stato presentato a luglio 2016 dal senatore Sergio Lo Giudice del Pd, ma ad oggi l’esame del testo è fermo. Il provvedimento (Legislatura 17ª – Disegno di legge n. 2402) depositato al Senato individua le figure professionali cui è fatto esplicito divieto di applicare terapie di conversione dell’orientamento sessuale su soggetti minorenni. Pena la reclusione fino a due anni e una multa da 10mila a 50mila euro.

La lettera dei pro-terapie. Come se non bastasse il parere internazionale e scientifico, pubblichiamo alcuni passaggi della lettera aperta scritta da nove leader storici di associazioni pro-terapie riparative che si sono uniti per dichiarare che tali trattamenti sono inutili e dannosi e per chiedere di metterle al bando.
“La maggior parte di coloro che pratica questa “terapia”, lo fa con poca o nessuna formale formazione psicologica, operando invece dal punto di vista strettamente religioso, ritenendo che l’omosessualità sia un “peccato” […]. Un tempo, noi eravamo non solo profondamente coinvolti in questi programmi “ex-gay”, noi siamo stati i fondatori, i leader e i promotori. Insieme noi rappresentiamo più di mezzo secolo di esperienza, davvero poche persone hanno più conoscenza di noi sull’inefficacia e il danno della terapia di conversione. Noi abbiamo conoscenza diretta del terribile danno emotivo e spirituale che può causare, soprattutto ai giovani Lgbt […]. Guardando indietro, credevamo (e talvolta insegnavamo) ciò che ci era stato insegnato, che la nostra identità necessitava di rammendo. Siamo cresciuti che ci ripetevano che essere persone Lgbt significava essere disordinati, malati, malati di mente, peccaminosi e persone che davano dispiacere a Dio. […]. Questo messaggio è veleno per l’anima. Soprattutto per l’anima di un bambino. Ci può volere, e molte volte non  basta, una vita intera per sbarazzarsi di quella vecchia programmazione e sostituirla con un’immagine sana e non tossica di se stesso. Riprendersi al meglio dalla terapia di conversione è difficile. Alcuni rimangono per sempre segnati, emotivamente e spiritualmente […]. La terapia di conversione rafforza l’omofobia interiorizzata, l’ansia, il senso di colpa e la depressione. Essa conduce al disgusto di sé e al danno emotivo e psicologico […]. Purtroppo, troppi sceglieranno il suicidio a causa del loro senso di fallimento. Alla luce di questo, ci troviamo ora uniti nella convinzione che la terapia di conversione non è “terapia”, ma è invece inefficace e dannosa […]. Come “ex-gay” leader, dopo aver assistito al danno incredibile fatto a coloro che hanno tentato di cambiare il proprio orientamento sessuale o l’identità di genere, ci uniamo insieme nel chiedere di vietare la terapia di conversione. È nostra ferma convinzione che sia molto più produttivo sostenere, consigliare e guidare le persone Lgbt ad abbracciare chi sono per vivere una vita felice e ben adattati”.

I dati. Secondo uno studio condotto dal Williams Institute dell’UCLA School of Law, Università con sede a Los Angeles in California, circa 20.000 giovani Lgbt saranno vittime delle controverse terapie riparative da parte di operatori sanitari, altri 57.000 lo riceveranno dalle mani di pseudo leader religiosi o spirituali e quasi 698.000 (350.000 da adolescenti) persone hanno sfortunatamente provato sulla loro pelle le terapie di conversione.

Il grande schermo. Recentemente il cinema ha voluto affrontare il tema portando in sala due pellicole che trattano l’argomento e sappiamo bene che quando il grande schermo si occupa di alcuni dibattiti significa che la faccenda “scotta” ed “cotta” al punto giusto; stiamo parlando dei film: “La diseducazione di Cameron Post”, già vincitore di diversi premi e il novello e ancora inedito in Italia “Boy Erased”, in uscita nelle sale italiane il 7 febbraio, che racconta la storia vera di Garrard Conley.  Boy Erased – Vite cancellate, tratto dall’omonimo e autobiografico libro, racconta la vera storia della crescita, della presa di coscienza e della dichiarazione della propria omosessualità, di Jared Eamons (Lucas Hedges) che all’età di 19 anni ha deciso di aprirsi con i suoi genitori (Nicole Kidman e Russell Crowe), riguardo alle proprie preferenze sessuali. Temendo di perdere la famiglia, gli amici e la chiesa cui appartiene, Jared supporta la scelta dei suoi cari e prende parte ad un programma di terapia di conversione. Mentre è lì, Jared entra in conflitto con il suo terapeuta (Joel Edgerton anche regista della pellicola) e inizia per lui il viaggio alla ricerca della propria voce e per accettare il suo vero io.
Oggi Garrard ha 33 anni, vive a New York con suo marito ed è un attivista per i diritti Lgbt. l’uomo dichiara: “Il mio è un lieto fine, sono un sopravvissuto, ma ci sono persone che hanno subito danni psicologici irreversibili, senza contare quelle che si sono suicidate”.
Le nostre considerazioni. L’argomento è molto serio e affermare che l’omosessualità possa essere curata o che l’orientamento sessuale di una persona possa essere modificato è un’affermazione molto pericolosa. Vogliamo ficcarci nel cervello che essere gay non è una scelta? Qualche eterosessuale ricorda di aver avuto l’occasione di compilare un modulo su come avrebbe voluto essere in questa vita?  Della serie barrare con una x la casella “voglio amare qualcuno del sesso opposto al mio”? Fatecelo sapere perché forse in quel momento noi stavamo compilando lo stampato per ottenere la tessera per gli sconti da Ikea. Queste terapie vanno contro i diritti umani e contro qualsiasi protocollo medico. Un conto è aiutare con un supporto psicologico o con una psicoterapia le persone che a causa di un’educazione sbagliata vivono in modo non corretto la propria omosessualità e un altro è non considerare quest’aspetto come una normale variante del comportamento umano. Il perché, poi, questi soggetti vivano così il loro status ha di certo a che fare con un’avversità nei confronti della comunità Lgbt che trova riscontro nella società . “La cura”, per tutti è racchiusa nel testo di una canzone di Battiato che più che un brano è una poesia e una preghiera. I versi di questa canzone altro non sono che la risposta e la richiesta di un amore che dovrebbe accompagnare ogni essere umano nel suo cammino e nelle sue molteplici fasi (da figlio che cerca di essere capito e compreso sempre. Da compagno che cerca sì una spalla sulla quale appoggiarsi, ma è anche disposto a donare all’altro la propria. Da genitore, perché i figli vanno accompagnati/supportati nel loro percorso per poi avere la forza di lasciarli sbagliare e andare via).
“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare e guarirai da tutte le malattie perché sei un essere speciale ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee, come vi ero arrivato, chissà; non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni, attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza, percorreremo assieme le vie che portano all’essenza. I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi. Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto, conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.
Io sì, che avrò cura di te”.

Salvatore Paglia

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