Home / Libri / “La cattiva strada” di Fabrizio Corona
Fabrizio-Corona-presenta-il-suo-libro-e-ribadisce-non-mi-pento-di-nulla

“La cattiva strada” di Fabrizio Corona

F81ONMk-kZsLabrizio Corona, nel bene e nel male, non ha di certo bisogno di presentazioni. Il bello e dannato più famoso d’Italia è, per gran parte della comunità lgbt, una vera e propria icona; forse per certi versi non esattamente da emulare, ma per altri invece… non dimentichiamoci che ha costruito il suo impero dal nulla. Ok, commettendo alcuni sbagli. Va bene, forse qualcuno di troppo, però a noi piace vedere il bicchiere mezzo pieno. In ogni caso, volendolo metterlo alla gogna a tutti i costi (che poi è quello che è successo veramente), il suo comportamento non è tanto diverso da altri “furbetti” che per molto di più hanno scontato molto meno o addirittura nessuna pena.
E dai! Sul suo conto ne abbiamo sentite di ogni, ma tra falsi moralismi, bigottismo da quattro soldi e dosi di legittime verità, non abbiamo mai conosciuto la sua realtà, almeno fino ad oggi. Un proverbio cinese recita: “Non condannare il presente senza conoscer il passato” e per questo motivo noi ci domandiamo come si diventa Fabrizio Corona? La risposta è nell’ultima sua fatica letteraria, “La cattiva strada”, edita da Mondadori. In un viaggio che comincia dal passato, e più precisamente dagli anni della spensieratezza, l’autore ripercorre la sua vita. Un’esistenza rovesciata che narra come un liceale di buona famiglia imbocca “La cattiva strada” e diventa il Corona tatuato, processato, carcerato… Ancor prima però c’è l’infanzia in Sicilia, il tuffo di testa nella piscina vuota e l’adolescenza. Fabrizio-Corona-presenta-il-suo-libro-e-ribadisce-non-mi-pento-di-nullaNel mezzo la Milano della moda, il primo amore, le tentazioni, la fascinazione per il mondo dello spettacolo, Lele Mora, i soldi facili, Nina, Belén, ma soprattutto c’è il papà: Vittorio Corona, per Fabrizio un modello da emulare, un esempio, un giudice. Perché è proprio il padre, solo lui, che Fabrizio cerca di rendere orgoglioso, ed è solo da lui che Fabrizio si lascia giudicare. Non dimentichiamoci dei giorni duri, durissimi, del carcere, la lotta, la resistenza, una scorza che non si piega, un pensiero veloce che permette di intravedere una via d’uscita. Qui e là non possono mancare le conquiste e le battaglie, ma anche gli sbagli e le debolezze. Un racconto senza giudizio, come se il Fabrizio di oggi fosse spettatore del Fabrizio di ieri e della sua crescita. Adorato dalle femmine (e non solo), scimmiottato dai maschi, Fabrizio Corona, tutta la verità, la sua, finalmente!

70f97dc7ac25e3a4a43fd1ce481e6f1b 62897_164819480197245_1774681_n

Condividi

Guarda anche

Per l’ottantesimo anniversario della morte di d’Annunzio

Per l’ottantesimo anniversario della morte di d’Annunzio

Quando il notturno voleva dire seduzione di Claudio Marchese e Riccardo Di Salvo Teatro dell’eros …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *