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Carceri italiani: la triste realtà gay

Per mancanza di strutture e di personale i detenuti omosessuali vivono in totale isolamento

 

La scelta di creare nel carcere di Gorizia un’ala ad hoc dedicata ad alcuni detenuti omosessuali ha scatenato una serie di segnalazioni e polemiche. Il progetto è lodevole e la misura adottata nasce con l’intento di salvaguardare l’incolumità dei detenuti gay sottraendoli da situazioni di pressione e violenza, peccato però che è stato istituito senza i necessari accorgimenti: primi fra tutti le modifiche strutturali e il rinforzo dell’organico. Il risultato? Deludente! I tre ospiti dichiaratisi omosessuali, e definiti “problematici”, scontano la loro pena in totale isolamento e rinchiusi in due celle che accolgono rispettivamente uno e due galeotti. Inoltre la condizione di sostanziale isolamento delle persone che vivono in questa sezione speciale è ulteriormente aggravata dall’impossibilità, per i motivi sopra indicati, di accedere a tutte le attività riabilitative, didattiche e lavorative che vengono garantite agli altri reclusi. Mauro Palma, il garante nazionale dei diritti dei detenuti, dichiara: “Creare nelle penitenziarie specifiche sezioni per i gay con lo scopo di tutelarli da eventuali aggressioni omofobe, significa semplicemente negare loro i diritti riconosciuti agli altri detenuti”. Dello stesso parere anche Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e attualmente coordinatore dei garanti territoriali:“La ben definita separazione tra i detenuti eterosessuali e omosessuali compromette in modo netto e significativo la dignità di questi ultimi, è necessario trovare soluzioni alternative”.

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La scelta presa dall’istituto correzionale friulano è stata aspramente criticata anche dalle associazioni lgbt, dai sindacati della Polizia penitenziaria e da Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale. La donna ammette: “Solitamente l’isolamento viene adottato in situazioni particolari che spesso hanno a che fare con le sezioni protette riservate a quei detenuti invisi al codice d’onore carcerario, ad esempio le spie, gli ex poliziotti o chi è dentro per reati sessuali”.
Questa è la prima volta che un carcere italiano riserva esclusivamente una frazione dell’edificio ai detenuti omosessuali, anche se realtà simili non sono di certo una novità: a Rebibbia Nuovo Complesso esiste una sezione che ospita una decina di transessuali. Realtà ben diversa è quella che si respira nel carcere di Los Angeles che già nel lontano 1985, parliamo di 31 anni fa, fonda la celebre K6G, la famigerata “ala gay” che proteggere gli omosessuali dagli altri detenuti. L’elevata tranquillità e il senso di sicurezza che si respira in questo settore fanno di quest’area il fiore all’occhiello del carcere. Ma che cosa potevamo aspettarci? Nel nostro Paese, da liberi cittadini omosessuali, abbiamo atteso oltre 30 anni per ottenere una legge che riconosca i nostri diritti, figuriamoci da carcerati.

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