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TENDENZA TRANS-GENDER

La moda, il cinema, la televisione… tra finzione e realtà le storie dei transessuali cominciano a diventare racconti comuni ed entrano nelle case delle persone a suon di strilli sui giornali, copertine, campagne pubblicitarie, pellicole…

 

E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant'è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall'operazione che l'ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l'ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l'indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l'ha notata mentre imbottiva panini all'interno di una celebre catena di fast food, attraverso un'intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell'identità gender all'interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim'ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell'associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni '20. L'artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un'apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l'inizio, c'è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all'apparenza è, innanzitutto, una storia d'amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60″. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un'evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l'argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l'approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c'è il mondo dello sport… forse l'ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d'oro di decathlon alle Olimpiadi del '76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I'm Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l'atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l'intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l'allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
Dietro tutte queste storie complicate c'è una conclusione felice… nella realtà, per lo meno quella comune, le cose non vanno proprio tutte bene. La strada è ancora lunga, però il sentiero è tracciato. Forza!

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Novecento, dimore di poesia

IL CONCEPT Due sorelle, l’una architetto e interior designer l’altra giornalista e poetessa, hanno ridato luce …

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La moda, il cinema, la televisione… tra finzione e realtà le storie dei transessuali cominciano a diventare racconti comuni ed entrano nelle case delle persone a suon di strilli sui giornali, copertine, campagne pubblicitarie, pellicole…

 

E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant'è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall'operazione che l'ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l'ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l'indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l'ha notata mentre imbottiva panini all'interno di una celebre catena di fast food, attraverso un'intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell'identità gender all'interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim'ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell'associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni '20. L'artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un'apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l'inizio, c'è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all'apparenza è, innanzitutto, una storia d'amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60″. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un'evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l'argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l'approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c'è il mondo dello sport… forse l'ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d'oro di decathlon alle Olimpiadi del '76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I'm Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l'atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l'intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l'allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
Dietro tutte queste storie complicate c'è una conclusione felice… nella realtà, per lo meno quella comune, le cose non vanno proprio tutte bene. La strada è ancora lunga, però il sentiero è tracciato. Forza!

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E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant’è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall’operazione che l’ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l’ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l’indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l’ha notata mentre imbottiva panini all’interno di una celebre catena di fast food, attraverso un’intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni ’20. L’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l’inizio, c’è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all’apparenza è, innanzitutto, una storia d’amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60″. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un’evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l’argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l’approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c’è il mondo dello sport… forse l’ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d’oro di decathlon alle Olimpiadi del ’76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I’m Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l’atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l’intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l’allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
Dietro tutte queste storie complicate c’è una conclusione felice… nella realtà, per lo meno quella comune, le cose non vanno proprio tutte bene. La strada è ancora lunga, però il sentiero è tracciato. Forza!

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La moda, il cinema, la televisione… tra finzione e realtà le storie dei transessuali cominciano a diventare racconti comuni ed entrano nelle case delle persone a suon di strilli sui giornali, copertine, campagne pubblicitarie, pellicole…

 

E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant’è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall’operazione che l’ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l’ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l’indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l’ha notata mentre imbottiva panini all’interno di una celebre catena di fast food, attraverso un’intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni ’20. L’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l’inizio, c’è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all’apparenza è, innanzitutto, una storia d’amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60″. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un’evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l’argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l’approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c’è il mondo dello sport… forse l’ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d’oro di decathlon alle Olimpiadi del ’76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I’m Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l’atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l’intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l’allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
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E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant’è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall’operazione che l’ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l’ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l’indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l’ha notata mentre imbottiva panini all’interno di una celebre catena di fast food, attraverso un’intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni ’20. L’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l’inizio, c’è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all’apparenza è, innanzitutto, una storia d’amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60”. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un’evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l’argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l’approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c’è il mondo dello sport… forse l’ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d’oro di decathlon alle Olimpiadi del ’76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I’m Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l’atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l’intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l’allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
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E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant’è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall’operazione che l’ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l’ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l’indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l’ha notata mentre imbottiva panini all’interno di una celebre catena di fast food, attraverso un’intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni ’20. L’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
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TENDENZA TRANS-GENDER

La moda, il cinema, la televisione… tra finzione e realtà le storie dei transessuali cominciano a diventare racconti comuni ed entrano nelle case delle persone a suon di strilli sui giornali, copertine, campagne pubblicitarie, pellicole…

 

E’ stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant’è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall’operazione che l’ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l’ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l’indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l’ha notata mentre imbottiva panini all’interno di una celebre catena di fast food, attraverso un’intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni ’20. L’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l’inizio, c’è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all’apparenza è, innanzitutto, una storia d’amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60”. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un’evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l’argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l’approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c’è il mondo dello sport… forse l’ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d’oro di decathlon alle Olimpiadi del ’76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I’m Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l’atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l’intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l’allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
Dietro tutte queste storie complicate c’è una conclusione felice… nella realtà, per lo meno quella comune, le cose non vanno proprio tutte bene. La strada è ancora lunga, però il sentiero è tracciato. Forza!

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La moda, il cinema, la televisione… tra finzione e realtà le storie dei transessuali cominciano a diventare racconti comuni ed entrano nelle case delle persone a suon di strilli sui giornali, copertine, campagne pubblicitarie, pellicole…

 

E' stata una delle modelle transgender più celebri al mondo, tant’è che nel 2011 si è classificata al diciottesimo posto tra i 50 migliori modelli (maschi) di models.com e simultaneamente è stata inserita tra le 100 donne più sexy secondo la rivista Fhm. Stiamo parlando di Andreja Pejic, nome e volto ormai noto nel panorama fashion. Oggi, a distanza di un anno dall’operazione che l’ha resa donna anche dal punto di vista anatomico, con il motto “Be bold. Be unexpected. Be you: Sii audace, sii inaspettata, sii te stessa”, la famosa maison di cosmesi Make Up For Ever l’ha scelta come testimonial dei suoi prodotti. Oggi l’indossatrice, che deve parte del suo successo ad un talent scout che l’ha notata mentre imbottiva panini all’interno di una celebre catena di fast food, attraverso un’intervista dichiara: “Voglio condividere la mia storia con il mondo perché penso di avere una responsabilità sociale. Mi auguro – continua Andreja – che, adottando un atteggiamento di apertura su un argomento come le differenze di genere, si contribuisca a renderlo sempre meno un problema”.
Dalle parole di speranza passiamo a quelle di sostanza: “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto, il Queer Lion 2015 va a The Danish Girl di Tom Hooper”. Sono queste le parole che la giuria del Queer Lion, presieduta dal critico americano Alonso Duralde, e composta da Daniel N. Casagrande, creatore del leoncino queer, e da Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale “CinemArte”, ha utilizzato per assegnare alla pellicola il tanto ambito premio arcobaleno della 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Con questo film il regista Tom Hooper, premio Oscar con “Il discorso del Re”, porta in laguna la storia vera di Einer, il primo transgender che si sottopose ad un doppio intervento per cambiare sesso. Siamo in una Copenhagen dei primi anni ’20. L’artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna.
Il dipinto raggiunge gran popolarità ed Einar inizia a mantenere in modo permanente un’apparenza femminile, mutando il suo nome in Lili Elbe.
Spinto da ideali femministi e supportato dalla moglie, Elbe tenta di effettuare il primo intervento per cambio di sesso da uomo a donna. Questo è solo l’inizio, c’è molto di più… molto, ma molto di più. Oltre all’apparenza è, innanzitutto, una storia d’amore molto forte che si nutre di sentimenti e scavalca ogni classica ideologia. Non dimentichiamoci del momento storico di riferimento. Ma le sorprese non finiscono qui, la giuria ha deciso, eccezionalmente, di premiare attraverso una “menzione speciale” il film “Baby Bump” di Kuba Czekaj con questa motivazione: “Per aver trattato le difficoltà di un giovanissimo adolescente ad accettare e comprendere i cambiamenti del proprio corpo, e la complicata ricerca della propria identità sessuale, attraverso lo sguardo libero ed innocente di un bambino, grazie ad uno stile che richiama ed omaggia le onde innovatrici del cinema polacco e cecoslovacco degli anni ‘60”. Un pieno di riconoscimenti positivi, speriamo che siano anche precursori di un’evoluzione di pensiero. Passando alla tv anche qui l’argomento comincia ad essere trattato con il giusto rispetto, ne sono un esempio la soap Beautiful, che tra colpi di scene, dichiarazioni, segreti e sotterfugi ha inserito nel suo copione un personaggio transgender che ha tenuto e tiene alti i ritmi della storia ( corretti i dialoghi e l’approccio che la serie ha utilizzato per trattare /spiegare la transazione). Un plauso va anche alla serie televisiva “Transparent”, vincitrice di due Golden Globe, che racconta la storia complicata di un padre sessantottenne che decide di diventare Maura. E poi c’è il mondo dello sport… forse l’ostacolo più alto da superare. Salta alle cronache la storia di Bruce Jenner, ex atleta, medaglia d’oro di decathlon alle Olimpiadi del ’76, che dopo il divorzio ha cominciato il suo percorso. Oggi è finalmente Caytlin e ha firmato un contratto da 5 milioni di dollari con “E! Entertainment” per il reality “I’m Cate” in cui racconta la sua metamorfosi. Ma fare sport a livelli agonisti per le persone transgender è concretamente complicato: rimane aperta la questione delle categorie di assegnazione e di conseguenza contro quale sesso si devono sfidare. È proprio per questo motivo che l’atleta americana Lauren Lubin, che si definisce di “genere neutro”, porta alla ribalta la questione attraverso un video denuncia che nasce con l’intento di sensibilizzare circoli e organizzazioni sportive su questo delicato tema. Lauren afferma: “Non è mai stata la mia identità di genere a rendermi un atleta di successo, ma è stato il mio stile di vita, la mia nutrizione, l’allenamento, la dedizione e la perseveranza. Prima del mio genere – afferma con orgoglio – sono una sportiva”.
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