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La svolta epocale della Chiesa nei confronti della comunità lgbt, ma non solo…

L’ultimo Sinodo fortemente voluto e convocato da Papa Francesco si pone l’obiettivo di assumere un atteggiamento pastorale inclusivo della Chiesa nei confronti delle persone appartenenti alla comunità Lgbt. Nel documento si legge: “Frequentemente la morale sessuale è causa d’incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche – sottolinea il testo – i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità. I giovani, anche quelli che conoscono e vivono tale insegnamento, esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana ed empatica.”
A tale scopo il Sinodo ricorda che: “esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali e in questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo – precisa il testo – si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé. A questo riguardo il Sinodo – che cita un documento della Congregazione della Fede datato 1986 – ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale”.

Ma che cos’è il Sinodo? È un’assemblea dei rappresentanti dei vescovi cattolici – voluta dal Pontefice in carica e da lui convocata, presieduta e conclusa – che ha lo scopo di aiutare il Papa nel governo della Chiesa universale su specifiche questioni dottrinali e pastorali attraverso, anche, i consigli dei partecipanti. Non a caso il termine Sinodo deriva dalle parole greche syn-hodos che significa “camminare insieme”, pertanto la riunione non è solo uno strumento di “consultazione e collaborazione” – un luogo per lo scambio d’informazioni ed esperienze per la comune ricerca di soluzioni pastorali valide universalmente -, ma anche “una mappa per orientare i prossimi passi che la Chiesa è chiamata a muovere”.
Nell’ultimo Sinodo non si è solo discusso sul tema dell’omosessualità, ma sono anche stati trattati argomenti inerenti a:

Le donne nella Chiesa e nella società. “Una Chiesa che cerca di vivere uno stile sinodale non potrà fare a meno di riflettere sulla condizione e sul ruolo delle donne al proprio interno, e di conseguenza anche nella società ogni dominazione e discriminazione basata sul sesso offende la dignità umana. L’assenza della voce e dello sguardo femminile impoverisce il dibattito e il cammino della Chiesa, sottraendo al discernimento un contributo prezioso. Un ambito di particolare importanza a questo riguardo è quello della presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato. Si tratta di un dovere di giustizia, che trova ispirazione tanto nel modo in cui Gesù si è relazionato con uomini e donne del suo tempo, quanto nell’importanza del ruolo di alcune figure femminili nella Bibbia, nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa”.

“I diversi tipi di abuso compiuti da alcuni vescovi, sacerdoti, religiosi e laici provocano in coloro che ne sono vittime, tra cui molti giovani, sofferenze che possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio. Tale fenomeno è diffuso nella società, tocca anche la Chiesa e rappresenta un serio ostacolo alla sua missione. Il Sinodo ribadisce il fermo impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione che ne impediscano il ripetersi, a partire dalla selezione e dalla formazione di coloro a cui saranno affidati compiti di responsabilità ed educativi. Esistono diversi tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza e sessuali. Si rende evidente il compito di sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi s’innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti. La misericordia esige la giustizia, il Sinodo riconosce che affrontare la questione degli abusi in tutti i suoi aspetti, anche con il prezioso aiuto dei giovani, può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale”.

“Il lato oscuro della rete, e tutto ciò che ne ruota attorno (cyberbullismo, il gioco d’azzardo, la dipendenza…) è un territorio di solitudine, di manipolazione, di sfruttamento e di violenza. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, d’isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze.
Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione d’informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio. La proliferazione delle fake news è espressione di una cultura che ha smarrito il senso della verità e piega i fatti a interessi particolari. La reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari on line. Ma il web – come evince l’attenta analisi suddivisa in vari punti del Sinodo – ha molti aspetti positivi tra questi è anche un canale che “può facilitare la circolazione d’informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti”.

Il fenomeno dei migranti. “La preoccupazione della Chiesa riguarda in particolare coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema: molti di loro sono giovani. In genere sono alla ricerca di opportunità per sé e per la propria famiglia. Sognano un futuro migliore e desiderano creare le condizioni perché si realizzi. Altri migranti partono attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti, che lungo il loro percorso troppo spesso incontrano la violenza, la tratta, l’abuso psicologico e anche fisico, e sofferenze indicibili.
Va segnalata la particolare vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati, e la situazione di coloro che sono costretti a passare molti anni nei campi profughi o che rimangono bloccati a lungo nei Paesi di transito, senza poter proseguire il corso di studi né esprimere i propri talenti”.

Le nostre considerazioni e le parole di Papa Francesco. Non siamo degli illusi, di certo passerà ancora del tempo prima che il Sinodo divenga a tutti gli effetti una prassi pastorale, ma noi, ormai ci conoscete, siamo quelli del bicchiere mezzo pieno e, a prescindere dalla nostra visione positiva nei confronti della vita, invitiamo anche i più scettici a considerare ciò che è stato detto nell’ultimo Sinodo da Papa Francesco, nei confronti della comunità Lgbt, per ciò che realmente è: una vera e propria rivoluzione. Considerando, poi, che su 248 rappresentanti dei vescovi cattolici solo 65 hanno votato contro quest’apertura, si evince che tale decisione è stata presa nel cuore della sfera della Chiesa. Il Chiericato si espone al cambiamento e lo fa rivolgendosi, principalmente, ai giovani, non a caso il Sinodo è a loro dedicato, ma allo stesso tempo lancia innegabili segnali di trasformazione anche a chi ha qualche anno in più con l’intento di far traballare e cadere alcuni antipatici, forvianti e falsi preconcetti ben radicati nella società (l’inferiorità delle donne, l’omosessualità…). È una Chiesa che affronta la quotidianità, forse per la prima volta, con uno sguardo e una consapevolezza diversa. È una Chiesa che punta al miglioramento, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con ciò che ha professato per duemila anni. È una Chiesa che punta al rinnovamento, diamogliene atto senza volerle puntare per forza il dito contro. Ad un segno di apertura si risponde in egual modo. Oggi come ieri, in ogni “schieramento”, c’è la tentazione di chiudersi o di assumere posizioni ideologiche, ma come abbiamo visto nel corso dei secoli ciò non ha portato a nulla. Instaurare un dialogo è di certo il modo migliore per affrontare qualsiasi questione, tenendo in considerazione, però, che specularmente “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Come disse il Santo Padre Francesco nel discorso d’apertura: “Al coraggio del parlare deve corrispondere l’umiltà dell’ascoltare e il primo frutto di questo dialogo è che ciascuno si apra alla novità, a modificare la propria opinione grazie a quanto ha ascoltato dagli altri. Questo è importante per il Sinodo. Molti di voi hanno già preparato il loro intervento prima di venire – e vi ringrazio per questo lavoro –, ma v’invito a sentirvi liberi di considerare quanto avete preparato come una bozza provvisoria aperta alle eventuali integrazioni e modifiche che il cammino sinodale potrebbe suggerire a ciascuno. Sentiamoci liberi di accogliere e comprendere gli altri e quindi di cambiare le nostre convinzioni e posizioni è segno di grande maturità umana e spirituale”. Il Papa continua il suo discorso facendo un invito: “Un primo passo nella direzione dell’ascolto è liberare le nostre menti e i nostri cuori da pregiudizi e stereotipi; quando pensiamo di sapere già chi è l’altro e che cosa vuole, allora facciamo davvero fatica ad ascoltarlo sul serio. Impegniamoci dunque nel cercare di frequentare il futuro, e di far uscire da questo Sinodo non solo un documento – che generalmente viene letto da pochi e criticato da molti –, ma soprattutto propositi pastorali concreti, in grado di realizzare il compito del Sinodo stesso, ossia quello di far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani, e ispiri ai giovani – a tutti i giovani, nessuno escluso – la visione di un futuro ricolmo della gioia del Vangelo”.

Salvatore Paglia

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