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Gli anni amari

Diventa un film la vita di Mario Mieli: scrittore, tra i primi attivisti italiani gay, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore.

5 aprile 1972: al Casinò di Sanremo si teneva il 1° Congresso internazionale di Sessuologia del CIS, Centro Italiano di Sessuologia, sul tema “Comportamenti devianti della sessualità umana” (in programma dal 5 all’8 aprile). Quel giorno la conferenza prevedeva una sezione sull’eziologia dell’omosessualità ed un’intera mattinata dedicata alle terapie, soprattutto psicologiche e psichiatriche, volte a debellarla. Lo stesso giorno fuori dall’edificio 40 persone appartenenti alla comunità Lgbt diedero vita alla prima manifestazione pubblica in Italia contro l’omofobia. Alla protesta parteciparono una quarantina di persone appartenenti alle associazioni omosessuali aderenti: il Front homosexuel d’action révolutionnaire francese, il Movement Homosexuel d’Action Révolutionnaire belga, i Gay Liberation Front britannico, l’Internationale Homosexuelle Révolutionnaire ed il neo-costituito Fuori! (F.U.O.R.I. acronimo di Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano, la prima associazione nazionale di gay e lesbiche in Italia). Tra il gruppo di attivisti c’era un giovane che si contraddistingueva dagli altri per la sua accentuata verve e perché in testa indossava un foulard. Questo ragazzo altro non era che Mario Mieli, giovane rampollo di una famiglia borghese ed ebrea che senza mezzi termini si è battuto coraggiosamente per i diritti della comunità gay contro l’indifferenza totale del sistema politico e la ristrettezza sociale/mentale di quegli anni.
A quest’importante figura della comunità Lgbt italiana il regista Andrea Adriatico dedica il film “Gli anni amari”. La pellicola, scritta da Grazia Verasani (autrice di “Quo vadis, baby?”), Andrea Adriatico e Stefano Casi, ripercorre la vita e i luoghi di Mario Mieli, intellettuale, attivista, scrittore e artista di grande rilievo nell’Italia degli anni Settanta, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano. “Gli anni amari” ricuce alcuni momenti della vita personale e pubblica di Mario Mieli e ne segue i passi a partire dall’adolescenza durante gli anni in cui l’omosessualità era sinonimo di disturbo mentale.  Il film ripercorre gli anni vissuti da Mario al liceo classico Giuseppe Parini di Milano; la gioventù e la vita notturna nella “Fossa dei Leoni” al parco Sempione e nei locali gay milanesi; il viaggio a Londra e l’incontro fondamentale con l’attivismo inglese del Gay Liberation Front; il ritorno in patria e la fondazione del “Fuori!”- e dei “Collettivi Omosessuali Milanesi”; la pubblicazione del saggio Elementi di critica omosessuale; la popolarità mediatica, ma anche le turbe mentali di un ragazzo – fragile, ma allo stesso tempo coraggioso e determinato – perennemente in lotta contro la discriminazione.
In merito al progetto il regista afferma: “Non è il semplice racconto ardimentoso di una stagione di lotta per i diritti LGBT, c’è lo sguardo su un ragazzo insofferente all’omologazione, sia quella – come avrebbe detto lui – “eteronormativa”, sia quella di un movimento omosessuale che dopo i primi atti rivoluzionari cercava forme di normalizzazione”. e aggiunge: “il film attraversa un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70, ma anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti, come quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere. Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, la cui libertà interiore e la cui gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava. Gli anni amari è tutto questo, o almeno cerca di esserlo”. Inoltre la pellicola racchiude un decennio contraddistinto dalla contestazione politica e sociale, l’emancipazione femminile e sessuale, le droghe psichedeliche, la musica dei Led Zeppelin e dei Queen; l’urlo di un’intera generazione che fa sentire la propria voce nelle strade e sui giornali e le rivendicazioni di neri, donne e omosessuali. Ma anche gli anni di piombo, l’uccisione di Pier Paolo Pasolini e di Francesco Lorusso, il sequestro di Aldo Moro… ed è proprio in questo periodo che la storia si muove, si annoda e si snoda attraverso le vicende di uno dei leader più carismatici del movimento omosessuale italiano.
Mario Mieli fu il primo ideologo consapevole del movimento omosessuale/transgender italiano, il ragazzo riteneva che “ogni persona è potenzialmente transessuale” se non fosse condizionata, fin dall’infanzia, da un certo tipo d’insegnamento imposto dalla società che Mieli definiva “educastrazione” che costringe a considerare l’eterosessualità come “normalità” e tutto il resto come perversione. Il suo pensiero non passò di certo inosservato e ciò che inizialmente era nata come la sua tesi di laurea in filosofia morale, diventa, nel 1977, un vero e proprio testo pubblicato da Einaudi. Il volume, qualche anno dopo è tradotto in spagnolo e in inglese, mentre nel 2002 e nel 2017 è ripubblicato in Italia da Feltrinelli. In merito alla sua opera Mario scrisse: “Spero che la lettura di questo libro favorisca la liberazione del desiderio gay presso coloro che lo reprimono e aiuti quegli omosessuali manifesti, che sono ancora schiavi del sentimento di colpevolezza indotto dalla persecuzione sociale, a liberarsi della falsa colpa”.
Ed è forse per questa “falsa colpa” tanto combattuta che l’attivista si tolse la vita a 31 anni nella sua casa milanese (12 marzo del 1983) dopo un lungo periodo di depressione e un’esistenza trascorsa a lottare per far valere i diritti della comunità Lgbt accanto a Corrado Levi (architetto, docente, artista), Ivan Cattaneo (cantante), Piero Fassoni (pittore) Franco Buffoni (poeta e traduttore), Angelo Pezzana (fondatore del primo movimento omosessuale italiano, il “Fuori!”), Fernanda Pivano (scrittrice e traduttrice), Milo De Angelis (poeta), Andrea Valcarenghi (fondatore della rivista “Re Nudo”), Francesco Siniscalchi (massone che denunciò Licio Gelli e la P2). Tra tanti compagni di avventure e di sventure nella vita di Mario c’è spazio anche per un’intensa e sofferta storia d’amore con il giovanissimo Umberto Pasti, futuro scrittore e botanico, e i perenni conflitti con il papà Walter e la madre Liderica. Tra i motivi del suo gesto estremo s’ipotizzano, oltre le motivazioni ideologiche e psicologiche, l’ostruzionismo che il padre, influente industriale milanese, aveva fatto per impedire la pubblicazione della sua ultima opera: “Il risveglio dei faraoni.”
A lui è dedicato il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli sorto a Roma nello stesso anno della morte che ancora oggi, con successo, si occupa della rivendicazione e della tutela dei diritti civili delle persone LGBT, della lotta contro l’AIDS e promuove attività culturali e di socializzazione.

GLI ANNI AMARI
Regia di Andrea Adriatico
Prodotto da L’Altra Cinemare con Rai Cinema – in collaborazione con Pavarotti International 23 srl, Emilia-Romagna Film Commission e Apulia Film Commission, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema.
Scritto da Grazia Verasani (“Quo vadis, baby?”), Andrea Adriatico e Stefano Casi.
Nel cast Sandra Ceccarelli, Antonio Catania, Lorenzo Balducci, Davide Merlini, Francesco Martino, Tobia De Angelis, Giovanni Cordì e il debutto di Nicola Di Benedetto nel ruolo di Mario.
Luoghi riprese: Milano, Bologna, Sanremo, Lecce, Londra.

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