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Il linguaggio di Fido e Micia

Ogni postura o movimento equivale ad una specifica richiesta, ecco come “parlano” i nostri amati amici a quattro zampe.

Se per comunicare con una persona che non parla la nostra lingua ci impegniamo ad imparare il suo lessico, perché la maggior parte della gente si relaziona con il suo pet rivolgendosi a lui come ad un essere umano? Per approcciarsi nel modo migliore con il proprio animale non solo è opportuno educarlo nel giusto modo, ma diventa indispensabile cogliere ciò che il nostro fedele amico vuole dirci attraverso il suo modo di esprimersi.
Stabilire un contatto diretto con il cucciolo non significa, solamente, insegnargli i comandi di seduto!, resta!, fermo!… perché questi ultimi hanno a che fare con la sfera educativa e non hanno nulla a che vedere con la scoperta e la costruzione di una convivenza basata sulle emozioni e il linguaggio. Sebbene gli animali – per conformità fisica e altro – comunichino in modo diverso da noi, utilizzano gli stessi nostri strumenti e molto spesso, proprio come fa l’essere umano per enfatizzare uno stato d’animo, sovrappongono gli atti comunicativi. In entrambi i linguaggi, i tre livelli su cui si basa tutta la comunicazione sono:
verbale (i suoni intesi come parole/abbaio/miagolio…), paraverbale (il tono, il volume, il timbro di voce) e infine il non verbale ovvero il linguaggio del corpo/posture. A tal proposito è bene sottolineare che il processo di apprendimento è bidirezionale; anche i cani/gatti devono imparare a riconoscere i nostri comportamenti e il nostro codice comunicativo, ma in merito possiamo tranquillamente affermare che in questo, e anche in molto altro, i nostri fedeli amici sono molto più bravi di noi poiché hanno sviluppato uno spirito d’osservazione maggiore e riescono a decifrare variazioni impercettibili che i nostri occhi, la nostra bocca e le nostre sopracciglia producono al variare del nostro umore e stato d’animo.
Come rimediare a ciò? Bisogna tradurre il loro codice d’espressione! Già, ma in che modo? Osservando da vicino il vostro animale in situazioni differenti e provando a comprendere che cosa sta tentando di dirvi osservando e scoprendo il linguaggio del suo corpo. Ciò ovviamente richiede del tempo, ma credeteci che è ben speso perché vi permetterà di costruire insieme un sodalizio vincente.  
A questo punto la domanda nasce spontanea: in che modo Fido e Micia ci “parlano”? Proprio come abbiamo visto poche righe sopra attraverso:
1) la comunicazione verbale servendosi di versi, dei toni, del timbro e del volume svariati in base alla gravità/sensazione/emozione.
È bene tener presente che ogni animale utilizza la sua gamma di suoni per trasmettere qualcosa di diverso. per questa ragione, ad esempio, imparare a distinguere un uggiolio festoso o di eccitamento da un guaito di sottomissione o di paura diventa indispensabile per stabilire un corretto scambio d’informazioni.
2) Con i movimenti del corpo: determinate posture, occupazione dello spazio, movimento della coda o delle orecchie, espressioni degli occhi e della bocca… Solitamente con le posture amichevoli o di socializzazione l’animale tende a mostrare il suo corpo in modo rilassato assumendo pose mansuete, contrariamente quelle aggressive mirano a farlo sembrare più grande e per questa ragione l’animale s’irrigidisce. La coda, invece, è da considerarsi la parte più comunicativa dell’animale e come un’antenna funge da trasmittente di svariati segnali. La stessa andatura la dice lunga sulle intenzioni dell’animale: un passo spedito e rettilineo non lascia presumere nulla di buono, al contrario di un’andatura ondulata e lenta.
3) Con le azioni: dare la zampa, graffiature, marcature urinarie, morsicature oggetti…
Riuscire a capire quello che l’animale cerca di dirci diventa indispensabile non solo per affinare l’affinità con lui e prevenire molte piccole incomprensioni che con il tempo potrebbero trasformarsi in veri e propri problemi che necessitano l’intervento di uno specialista (manifestazioni di disagio o di autolesionismo), ma anche perché ci permette di tradurre nel giusto modo le sue emotività e di prevedere alcuni suoi comportamenti. Ecco che in situazioni che lo richiedono è opportuno, ad esempio, rassicurare il nostro amico peloso quando non deve avere paura, oppure stimolarlo quando lo vediamo sottotono. Tradurre nel giusto modo questi segnali diventa assolutamente importante per vivere insieme felici.
L’errore più comune che commette un proprietario di animali è di antropomorfizzare (tendenza ad attribuire caratteristiche fisiche o psicologiche umane a esseri diversi dall’uomo) il suo quadrupede, con questo comportamento controproducente l’uomo finisce con il non rispettare le vere emozioni dell’animale e i suoi reali bisogni per appagare i suoi. Per questo motivo l’antropomorfizzazione ci spinge a valutare il nostro come “il punto di vista” e non come una delle tante prospettive e di conseguenza ciò si trasforma in un limite nella capacità di leggere quello che gli animali ci stanno dicendo e ciò che realmente cercano da noi. In sintesi con quest’atteggiamento si finisce col mancare del tutto quelle che sono le sue vere emozioni e i suoi concreti bisogni.

Gatto: i movimenti più comuni e il loro significato
Miagolio:
breve = saluto; multipli = eccitazione; media intensità e/o multipli = richiesta (cibo, acqua…); smorzato = protesta/rabbia.
Fusa = bisogno di contatto;
Soffio = stammi alla larga;
Coda:
dritta = felicità; movimenti nervosi = eccitazione/ansia;
movimenti sereni = euforia/felicità di vedervi; a “N” = aggressività; tra le zampe = paura.
Sbattere gli occhi lentamente = tenerezza/benessere.
Muso umido sulla tua pelle = bacino/gesto affettuoso.
Strofina testa, fianco o coda sulla persona = saluto.
Ti lecca = fiducia/ amore/amicizia molto stretta.
Mostrare la pancia = assoluta fiducia.

Cane: i movimenti più comuni e il loro significato
Sbadiglio = infastidito;
Orecchie:
dritte = attenzione; indietro = timore; tese in avanti = sfida; abbassate e rivolte all’indietro = sottomissione; basse+abbaio = cerca attenzione; all’indietro ma che non toccano la testa = tristezza/ansia;
rilassate = gesto amichevole/attesa.
Abbassarsi con la parte anteriore del corpo,
quasi fino ad accovacciarsi + latrati brevi e acuti = desiderio di giocare.
Spostamento della testa in senso laterale (verso altro cane) = evitare il conflitto; spostamento della testa in senso laterale (verso l’uomo) = cerca di capire la richiesta/curiosità nei confronti dell’interlocutore.
Leccare = dimostrazione d’affetto.
Pancia in su = sottomissione/fiducia (mostra la parte più debole del suo corpo).
Dare la zampa = richiesta attenzioni.
Gesto della monta = dominanza.
Abbaiare:
questo è senz’altro il suo linguaggio vocale preferito, e lo utilizza in modi diversi. Abbaio = richiesta di attenzione/avvertimento; guaito = dolore/emozione; ringhio = avvertimento negativo; ululato = richiesta contatto sociale.
Occhi socchiusi = piacere/tranquillità;
occhi fermi e ben aperti = pronto all’attacco.

Le informazioni riportate non sono consigli medici, i contenuti non sostituiscono il parere medico.

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